I diritti d’autore di tutte le fotografie sono di proprietà di Paolo Grappolini  2016 PhotoEmozioni - Tutti i diritii riservati Paolo grappolini p  h  o  t  o  g  r  a  p  h  e  r  paolograppolini@virgilio.it  Impruneta F I R E N Z E  ITALY LINK
L'evoluzione   di   Massaua   fu   inizialmente influenzata      dalla      penisola      arabica. Massaua   fu   trasformata   in   un   rinomato centro        intellettuale        ed        artistico, rispecchiato   nell'architettura   della   città. Nuove   idee   furono   attuate   negli   anni   da molte   diverse   nazioni,   finchè   gli   inglesi, determinati     a     eliminare     la     crescente influenza      francese      nella      regione      - specialmente      dopo      l'apertura      della ferrovia    Gibuti/Addis    Abeba    -    tolsero l'Eritrea    agli    egiziani    nel    1882    e    dopo "diedero"    il    territorio    agli    italiani    nel 1885.   Massaua   divenne   così   il   quartiere generale   della   neocolonia   italiana,   finchè la   capitale   permanente   fu   spostata   ad Asmara nel 1897. Per     rifornire     la     nuova     capitale     da Massaua,     gli     italiani     costruirono     una teleferica   -   la   più   lunga   del   mondo   -   per
collegare   Asmara   al   porto   che   si   trova 2500   metri   più   in   basso.   Comunque   non appena     l'aumento     della     popolazione della    niova    capitale    rese    la    teleferica insufficiente,       e       fu       necessaria       la costruzione    di    una    ferrovia,    (per    il    cui tracciato    di    dovettero    risolvere    enormi difficoltà   di   ordine   tecnico   a   causa   del dislivello   tra   il   porto   e   la   capitale)   che raggiunse finalmente Asmara nel 1912. La     linea     non     rappresentò     solo     una soluzione      pratica      al      problema      dei rifornimenti    ma    anche    una    questione d'orgoglio   nazionale.   Gli   italiani   avevano visto     gli     inglesi     costruire     la     "Lunatic Line",   una   ferrovia   che   copriva   i   1000   km tra   Mombasa   e   il   lago   Vittoria;   i   francesi avevano    la    loro    linea    Gibuti/Addis    e    i tedeschi    stavano    tracciando    una    linea tra   Dar   Es   Salaam   e   il   lago   Tanganyika,
seguendo      le      orme      di      Livingstone, Stanley,     Emin     Pasha     e     altri.     L''onore italiano        fu        riaffermato        con        il completamento   della   prima   parte   della ferrovia   di   Asmara,   che   alla   fine   arrivò fino      ad      Agordat.      Di      conseguenza Massaua fiorì come non mai. Purtroppo     tutto     questo     non     doveva durare.   Durante   le   guerre   che   da   allora hanno     colpito     Eritrea     la     ferrovia     fu smantellata    ad    opera    sia    dagli    inglesi, che    portarono    via    anche    due    pezzi    di molo   del   porto,   che   dagli   etiopici,   fino   a che   tutto   quello   che   rimase   furono   solo alcune    rovine    del    precedente    grande progetto.    Prima    di    questo,    e    fino    agli anni    '60,    Massaua    era    il    più    grande, sicuro     e     fiorente     porto     sul     litorale africano orientale. 
Nel 2006 un altro capriccio del dittatore che comanda con pugno di ferro l'Eritrea. Un altro schiaffo all'Italia. Le ruspe dell'esercito hanno raso al suolo una delle più belle dimore di tutta l'Africa, villa Melotti, conosciuta anche come la Cyprea, costruita dall'architetto Luigi Vietti negli anni '60. Uno splendido esempio di architettura mediterranea incastonato sulla costa del Mar Rosso, davanti a uno dei più suggestivi panorami del continente nero, a Massawa, la città portuale eritrea dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Al suo posto saranno costruite delle villette turistiche e un operatore italiano, Renato Cialona, ha già visitato il promontorio, oggi ormai orfano del suo più bel gioiello.  Villa Melotti era stata voluta dalla signora Emma, una donna affascinante ed energica arrivata in Eritrea nel 1940 per sposare il suo fidanzato, Luigi Melotti, fondatore della Birreria Melotti. Nel '46 Melotti muore e poco dopo viene ucciso anche il fratello in un'imboscata degli shifta, bande armate pagate dagli inglesi per colpire gli italiani. La famiglia Melotti, come le altre provenienti dal nostro Paese, era impegnata a difendere le posizioni di chi voleva un'Eritrea indipendente, magari dopo qualche anno di protettorato italiano. Londra e Washington invece spingevano per un collegamento organico con l'Etiopia, pur sapendo che le differenze enormi tra i due Paesi - il primo il più industrializzato di tutta l'Africa (dopo il Sudafrica), il secondo ancora in uno stato feudale - avrebbero prima o poi provocato il collasso di un'improbabile federazione.  Alla morte del marito la signora Emma non si piega ai consigli di chi la invita a partire e abbandonare tutto.  Rimane in Eritrea e prende in mano gli affari di famiglia, il liquorificio, la vetreria e la birreria che la rende famosa in tutta l'Africa Orientale. La Birra Melotti viene venduta non solo n Eritrea, ma anche nelle vicine colonie britanniche. La signora accumula una grande fortuna ma ha un sogno: lasciare al suo Paese d'adozione (l'Eritrea che lei sente come la sua nuova patria) qualcosa di importante che possa in qualche modo arricchirlo e si possa conservare nel tempo. Insomma un'opera monumentale. E così chiama sulle rive del Mar Rosso l'architetto più famoso e apprezzato del momento, quello che ha “inventato” la Costa Smeralda, con la villa da favola dell'Agà Khan, che ha impreziosito Cortina d'Ampezzo, costruendo le case di vacanza dei Barilla, dei Borletti, dei Tronchetti Provera, dei Marzotto.  L'alta borghesia italiana negli anni '60 passa tutta dallo studio di Vietti. La signora Emma convince l'architetto a venire a Massawa e lui si innamora del posto. Disegna una delle sue splendide costruzioni: la Cyprea. I lavori cominciano nel 1964 e durano quasi due anni. I materiali vengono tutti portati dall'Italia. Le piastrelle per i pavimenti e i bagni dalla Sardegna, i serramenti e i mobili, disegnati dallo stesso architetto, dalla Brianza. Per abbracciare la vista sul mare Vietti crea tre immense vetrate, 15 metri, inserite in archi a tutto sesto. Per montare i cristalli vengono dall'Italia anche gli operai specializzati. La piscina entra nell'enorme salone, come fosse un prolungamento del mare. Dal giardino della villa ci si può tuffare direttamente nell'acqua cristallina e corallina del Mar Rosso, abitata da coloratissimi pesci tropicali.  In quegli anni passano ospiti illustri: Giulio Andreotti, Giancarlo Pajetta e Oriana Fallaci, che allora, su altri lidi politici, aveva criticato in un articolo lo sfarzo e il lusso di quella residenza (fantasticando, tra l'altro, che gli ospiti facevano il bagno nella piscina riempita con champagne). Poi arriva la guerra civile e nel 1990 Massawa viene conquistata dai guerriglieri indipendentisti. La signora Emma apre le porte della sua Cyprea ai profughi in fuga dai bombardamenti. Nel giardino bivaccano un migliaio di persone e le cantine diventano formidabili rifugi dove trovano accoglienza donne, bambini e i miliziani feriti. Il salone diventa il quartier generale della guerriglia. Sono i ribelli che portano la signora in salvo in Sudan, con un rocambolesco viaggio a dorso di cammello. Isayas Afeworki appare grato e quando prende il potere l'anno dopo dichiara: “Il nome Melotti è ora indissolubilmente legato alla storia dell'Eritrea”.  Testo tratto da articolo di Massimo A. Alberizzi (Corriere della Sera) villa MELOTTI massaua
SCUOLA SAN FRANCESCO FRATI MINORI CAPPUCCINI  MASSAUA-GHERAR
Come era stato precedentemente programmato, grandemente desiderato, fortemente voluto, martedi’ 5 gennaio 2010 è stata inaugurata, con la massima solennità possibile, la grande scuola di Massaua costruita dai Frati Minori Cappuccini dell’Eritrea. Era il sogno di tutti, di noi residenti in special modo, che un giorno non lontano, compiacente l’Onnipotente Iddio e grazie alla collaborazione fattiva di tantissimi amici, ciò che era apparentemente impossibile, una pazzia ! una scommessa! potesse avverarsi. Non si contano le espressioni di plauso e meraviglia uscite spontanee dal profondo del cuore delle centinaia di persone presenti al lieto evento, né sono mancati messaggi di partecipazione entusiasta da parte di amici sparsi per il mondo, costretti a rinunciare al viaggio per problemi legati in modo particolare alla salute e all’anzianità. Come mi è sembrato giusto e doveroso fare, alcuni ambienti sono stati dedicati a persone ed Enti con targa e relativa dedica. Concludo rinnovando anche da queste righe il grazie più sincero per averci aiutato a realizzare il nostro grande sogno.                                                                               Padre Protasio Delfini
Terminato   il   pranzo   in   fretta,   dovevamo   tornare   ad   Asmara   per   completare   un   servizio   fotografico.   Tesfai   ci   aveva   suggerito   di   fermarci   alla parrocchia   di   Gherar,   appena   fuori   Massaua,      dove   potevamo   rifocillarci   e   conoscere   padre   Protasio   Delfini.   Non   avevamo   voglia   di prolungare   la   permanenza   a   Massaua   con   la   visita   alla   scuola   fondata   insieme   ai   suoi   collaboratori   da   padre   Protasio   ma,   per   l’ospitalità ricevuta   e   per   la   curiosità   ed   interesse   che   aveva   suscitato   in   noi      questo   granitico   padre   cappuccino,   che   era   stato   così   coinvolgente   nel raccontarci   la   storia   di   questa   scuola,   abbiamo   acconsentito.   La   scuola   dista   solo   qualche   chilometro   dalla   parrocchia   in   un   territorio dove   la   lunga   guerra   ha   lasciato   il   segno   e   dove   non   ci   sono   infrastrutture.   Qui   la   gente   non   ha   lavoro,   Massaua      fino   agli   anni   ‘60      e ra   il più   grande,   sicuro   e   fiorente   porto   sul   litorale   africano   orientale,   oggi   è   una   città   spettrale   dove   non   esistono   attività   economiche   e   dove   i giovani   non   hanno   alcuna   prospettiva   per   il   loro   futuro.    La   nostra   auto   si   è   fermata   davanti   ad   un   grande   cancello   che   aprendosi lentamente      ci   ha   indrodotto   in   qualcosa   che   non   avremmo   mai   immaginato.   Davanti   ai   nostri   occhi   un   grande   e   moderno   complesso scolastico    degno    di    un    college    occidentale,    dove    centinaia    di    ragazze    e    ragazzi    con    una    linda    camicia    bianca    scorrazzavano freneticamente   nel   piazzale   antistante   e   nelle   zone   delle   varie   attività   sportive.   Sono   rimasto   muto,   per   qualche   secondo   un   nodo   in   gola mi   ha   paralizzato,   avevo   le   lacrime   agli   occhi!   Ho   capito   in   quel   momento   che   non   esistono   miracoli,   ma   virtù   come      giustizia,   fortezza, temperanza e carità, costituiscono i pilastri di una vita dedicata al bene. Grazie Padre Protasio!
UN FIORE PROFUMATO NEL DESERTO
Un   silenzio   grave   mi   accompagna   lungo   i   vicoli      di   questa   città   un   tempo il   più   fiorente   porto   dell’Africa   orientale.   Ovunque   sono   evidenti   le   ferite di    una    lunga    guerra    che    ha    devastato    gli    edifici    e    l’anima    dei    suoi abitanti.   Solo   gli   schiamazzi   di   alcuni   bambini   che   giocano   con   un   pallone ed   i   sussurri   degli   avventori   di   un   decadente   bistrot   mi   riportano   alla realtà.   E’   difficile   sopravvivere   oggi   a   Massaua!   Le   poche   persone   che ancora   vi   abitano   sembrano   rassegnate   alla   sua   decadenza   e   come   zombi si aggirano in questa città spettrale.
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