Viaggiamo, inizialmente, per perderci. E viaggiamo, poi per ritrovarci. Viaggiamo per aprirci il cuore e gli occhi, e imparare più cose sul mondo di quante possano accogliere i nostri giornali. E   viaggiamo   per   portare   quel   poco   di   cui   siamo   capaci,   nella   nostra   ignoranza   e   sapienza,   in   varie   parti   del   globo,   le   cui   ricchezze   sono variamente disperse. E   viaggiamo,   in   sostanza,   per   tornare   a   essere   giovani   e   sciocchi,      per   rallentare   il   tempo   ed   esserne   catturati      e   per   innamorarsi   ancora   una volta. PICO IYER «Rotte Incrociate»
Paolo g rappolini
p  h  o  t  o  g  r  a  p  h  e  r
I diritti d’autore di tutte le fotografie sono di proprietà di Paolo Grappolini  2016 PhotoEmozioni - Tutti i diritii riservati Paolo grappolini p  h  o  t  o  g  r  a  p  h  e  r  paolograppolini@virgilio.it  Impruneta F I R E N Z E  ITALY
La    macchina    fotografica    è    per    me    un    blocco    di    schizzi,    lo    strumento    dell’intuito    e    della spontaneità.   Fotografare   è   trattenere   il   respiro   quando   le   nostre   facoltà   convergono   per captare   la   realtà   fugace;   a   questo   punto   l’immagine   catturata   diviene   una   grande   gioia   fisica   e intellettuale.   Fotografare   è   riconoscere   nello   stesso   istante   e   in   una   frazione   di   secondo   un evento   e   il   rigoroso   assetto   delle   forme   percepite   con   lo   sguardo   che   esprimono   e   significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. E’ un modo di vivere.                                                                                             -HENRI CARTIER-BRESSON -

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 Mentre per molti l’istantanea è un simbolo di spensieratezza e casualità, essa è in realtà un’intuizione fulminea, qualcosa che per vari motivi desideriamo perpetuare e che può avere un autentico valore umano e storico. Quanto più guardiamo, tanto più vediamo e quanto più vediamo, tanto più reagiamo.    - ANSEL ADAMS-
MINEROS
Non ci sono  prati dove correre alberi dove ripararsi dalla calura solo ferri arrugginiti con i quali giocare Sotto di me una tenebra oscura avvolge il tuo affanno 
MINAS DE POTOSI’
Nelle viscere di madre terra nel suo ventre pieno di cicatrici sono tomba che respira Per te un tempo lontano da qui da queste cime d’argento erose dalla sofferenza e dal trascorrere lento del tempo In quel giorno pieno di luce solo la carezza del vento accompagnerà il tuo cammino
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MUSICHE ORIGINALI
Si   muore   ancora   nel   ventre   della   terra, nelle    cinquecento    gallerie    d'estrazione scavate   col   piccone   e   l'esplosivo.   Potosì (Bolivia)     4.000     mt.     s.l.m.,     un'oceano d'argento    spolpato    da    500    anni    dal Cerro   Rico   che   significa   montagna   ricca, la    più    grande    miniera    d'argento    del mondo.   L'adesso   è   altro.   Si   piccona,   si accende   la   dinamite,   si   asfissia,   ma   non si   dice   forte,   per   briciole   di   quello   che resta.   In   questo   divenire   di   sofferenza, la   speranza   di   un   padre   per   il   futuro   del proprio     figlio;     per     lui     un     domani migliore       lontano       da       qui,       dalla "montagna    ricca"    che    tanto    sacrificio vuole e poco dà!
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